SOSTENIBILITÀ

Cesare Trebeschi e i valori della sostenibilità

La sostenibilità

Il concetto di sostenibilità è stato introdotto per la prima volta nel 1987 dal Rapporto Bruntland della Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo, che considerava la sostenibilità come parte costitutiva del concetto di sviluppo sostenibile.


Il rapporto Bruntland, conosciuto con il titolo di “Our common future”, deve il proprio nome alla relatrice Gro Harlem Bruntland, all’epoca primo ministro della Norvegia.

Il periodo in cui Cesare Trebeschi è presidente dell’Azienda Servizi Municipalizzati-Asm (dal 1971 al 1974) e quello in cui è sindaco di Brescia (1975-1985) precedono la formalizzazione del concetto di sostenibilità ambientale e sociale, e tuttavia tutta l’azione amministrativa e civile di Trebeschi pare permeata da questi valori in chiave di anticipazione e profezia.

Ne è una conferma il lungo rapporto che egli redige per la rivista “Quaderni di sintesi” del 1975 in cui dà conto dei risultati della IX Conferenza mondiale dell’energia che si era svolta a Detroit nel 1974 con il titolo “Le richieste di energia per il futuro e la loro sfida all’economia e all’ambiente naturale”.

Di seguito alcuni passaggi significativi della lunga relazione di Trebeschi.
Ambiente e energia
"Ma queste ferite all’ambiente, alla natura, sono in primo luogo – a ben guardare – una non meno grave ferita proprio all’energia, una sua irrisione, o quanto meno ne sono il frutto. Primo rimedio quindi dev’essere una meno incomposta produzione, un più meditato consumo dell’energia".
Il valore dell'energia
"La nuova frontiera dell’energia è la riscoperta dell’energia tout court, non più distinta secondo la sorgente (carbone, nero o bianco, olio denso o gas, calore del sole o del centro della terra) o secondo il risultato (forza motrice, elettricità) o secondo le modalità d’impiego: ricca o povera, pregiata o di cascame, araba o sudamericana, di paesi industrializzati o di zone depresse. Le indicazioni dei fisici sull’identità di natura che collega tra loro le diverse forme di energia, l’intuizione dei filosofi e dei poeti sull’anima delle cose, la lunga marcia della storia della scienza, lasciano ormai intravvedere in una ritrovata reductio ad unitatem un traguardo non proprio irraggiungibile, e forse nemmeno lontanissimo".
Contro gli sprechi
"Il Comitato nazionale americano si propone espressamente di giocare un nuovo ruolo nell’informare ed istruire in ordine alla conservazione delle risorse energetiche, per evitare gli sperperi. Secondo il suo Presidente, J.W. Partridge, è senz’altro confortevole offrire delle comodità, come per esempio il condizionamento delle abitazioni, ma è necessario potersele permettere senza quegli sperperi che sono rappresentati, sempre per esempio, dalle grandi vetrate dei grattacieli moderni: questi consentono, è vero, un risparmio nei costi iniziali e quindi agevolano le vendite, ma comportano successivamente un maggior disperdimento di energia. Sempre secondo Partridge se non fosse possibile convincere l’opinione pubblica attraverso un’opportuna azione educativa ed informativa si dovrebbe ricorrere a dei regolamenti edilizi anche rigidi. All’esperienza, già avanzata, della Francia, sembra voglia ispirarsi in questi giorni una normativa proposta dalla Giunta Regionale Lombarda".
Economia, ambiente, energia
"Oltre un anno di seria preparazione, sei volumi di approfondite analisi, una settimana di vivaci discussioni hanno confermato che la vera risposta alla sfida dell’energia può riassumersi in una duplice interpenetrazione: da una parte di tutte le forme energetiche fra loro, dall’altra dell’energia, dell’economia e dell’ambiente naturale. “Queste sfide”, ha commentato il presidente del Comitato organizzativo, “ci hanno costretto a renderci conto dell’interpenetrazione (o addirittura interazione) di questi tre elementi: economia, ambiente naturale, energia fanno una cosa sola, ed io credo – ha continuato il presidente del Comitato organizzativo americano – che molti errori del passato risultino dal fatto che abbiamo tenuto conto o soltanto dell’economia, o soltanto dell’approvvigionamento energetico o soltanto dell’ambiente naturale. Per rispondere invece alla questione energetica bisogna pesare tutti gli elementi dei problemi e certamente bisognerà transigere, bisognerà arrivare a dei compromessi; la risposta ideale forse non esiste. Ma fino ad oggi il grande ostacolo è stato che non si sono ben calcolate le conseguenze dei compromessi per poter comprendere i guadagni e le perdite: in poche parole il prezzo del compromesso”.
Energia e sopravvivenza della civiltà industriale
"Al di là delle fonti tradizionali di finanziamento, sembra lecito e doveroso insieme porre il problema di fondo della sopravvivenza della civiltà industriale: recenti episodi di “black out” hanno posto in termini drammatici l’interrogativo sull’entità del patrimonio che sarebbe azzerato per la mancanza o anche solo l’insufficienza di energia: dal grande altoforno al piccolo elettrodomestico, dal computer alla sala operatoria, come toccati da un Mida dispettoso, lungi dal tramutarsi in oro ridurrebbero le nostre città in cimiteri di carcasse. Sono quindi tutti i settori dell’economia industriale o terziaria, come della vita civile, interessati a sorreggere, pur a detrimento di impegni meno urgenti, un grande sforzo negli impianti energetici: si tratta di verificare quale sia il nodo di coagulo più efficace".
L'equilibrio ecologico al punto di rottura
"Alle soglie dell’ultimo quarto di questo ventesimo secolo – dice W. A. Hamilton – l’umanità si trova di fronte ad un grosso dilemma: l’utilizzazione massiccia di energia a buon mercato – che ha consentito agli uomini non solo di provvedere alle loro necessità, ma anche di lanciarsi nello spazio – sta per rompere l’equilibrio ecologico del nostro pianeta, attentando alla qualità della vita e mettendo in pericolo lo stesso avvenire della specie umana. Sempre più coscienti dell’impatto di tutta questa energia sull’ambiente, privati ed associazioni delle tendenze più diverse hanno scatenato il gran pubblico ed il mondo politico, lanciando appelli per bloccare lo sviluppo economico, per tornare ad una vita più primitiva, subordinando la produzione ed il consumo di energia ad una rigorosa e minuziosa disciplina".
L'impatto dell'inquinamento sul clima
"Secondo Hamilton, prima di adottare provvedimenti che potrebbero addirittura aggravare gli squilibri ecologici provocando comunque inutili limitazioni, è necessario acquisire e far conoscere dati analitici sui rapporti tra energia ed ambiente. Molti studiosi insistono su questa fase preliminare del problema. È stato per esempio richiamato il Global Atmospheric Program (Conferenza di Stoccolma, giugno 1974, della World Meteorological Organization, sotto l’egida delle Nazioni Unite): “Allo stato attuale le nostre conoscenze sono del tutto insufficienti per determinare i problemi futuri e le possibili conseguenze dell’inquinamento atmosferico sul clima” (C.C. Wallen)".
Il peso dell'inquinamento
"Statistiche americane fanno risalire a 350 milioni di tonnellate il peso dei materiali inquinanti scaricati annualmente nell’aria, con un danno stimato intorno ai 14 miliardi di dollari per mortalità, morbilità, perdite materiali".
La civiltà e i suoi guasti
"Ovviamente non possiamo nasconderci dietro la nostra ignoranza come don Ferrante di fronte alla peste: in effetti, guasti della civiltà ci sono, e gravi; la qualità dell’aria, dell’acqua, del suolo è ferita, ed in varie regioni compromessa: ma il rimedio non lo troviamo certo gridando all’apocalisse, anche se dobbiamo deciderci ad affrontare costi ingentissimi. Si pensi, per esempio, che il solo Giappone per ridurre per un quadriennio, pur severamente, l’SO2 nell’atmosfera dovrà spendere circa 3 miliardi di dollari".
Riciclare e teleriscaldare
"Nulla si crea, nulla si distrugge. Come perseguitati da questo principio, i tecnici a loro volta inseguono e perfezionano la teoria del riciclaggio di ogni cosa e di ogni energia “perché le briciole che restano non vadano perdute”. Un esempio ormai classico è quello degli impianti centralizzati di riscaldamento urbano con recupero di energia elettrica, grazie ai quali non soltanto si evita un imponente sperpero termico, ma si può provvedere appunto al riscaldamento di intere città anche attraverso combustibili tra loro diversificati. Ma prima ancora di valorizzare integralmente l’energia prodotta, tra le diverse fonti devono essere scelte quelle che consentono il più efficace sfruttamento non solo con il minor costo economico ma con il minor danno per l’ambiente naturale".
Energia e comunità locali
"La fonte per la nostra energia, noi dobbiamo averla con noi, dobbiamo cercarla sì in una comunità internazionale giusta – ove noi possiamo assiderci a testa alta perché costruita anche da noi – ma cercarla soprattutto con la nostra iniziativa, con la nostra programmazione, con la nostra capacità di valorizzare senza sperperi tutto ciò che abbiamo: se vogliamo che questo mondo che cambia non ci sorprenda con un grido di indignazione, a mani vuote ed occhi spenti come le vergini stolte, ma ci venga incontro con la voce esultante del corteo nuziale".

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