CESARE TREBESCHI

La politica

Cesare Trebeschi

Altro che aver paura di sporcarsi le mani, di infangarsi con la politica, con gli impegni “temporali”: si tratta invece di vincere la nebulosa cecità dell’astrattezza, e più concretamente di non allontanarci, oggi, da questa Gerusalemme che è la nostra città. Sporcarsi le mani, non invischiarle.

Mattutino di un sindaco

Il linguaggio dei fatti, delle opere, dell’operare è il più universalmente comprensibile: l’usura dei discorsi politici ha un po’ alla volta svuotato le parole del loro significato, della loro aderenza alle cose. In quelle vene il sangue non circola più, ed il discorso è diventato appunto duro, “scleròs”.
Mattutino di un sindaco

Un’autentica guida non trascina dietro a sé soltanto le pecore, ma sa farsi seguire anche da pastori capaci di succedergli.
Mattutino di un sindaco

Le strutture non sono irreformabili.
Apologia del mugugno

Occorrono delle guide: capaci di parlare insieme il linguaggio delle singole città per essere compresi, e un linguaggio di speranza per essere desiderati, e un linguaggio di opere per essere creduti.
Mattutino di un sindaco

Eppure, proprio questo è il problema: il profeta può e deve additare traguardi lontani – l’isola di Utopia – ma chi amministra si deve accontentare di quelle piccole tappe che tutto il popolo possa raggiungere, senza lasciare indietro nessuno. Che se poi qualcuno inciampa e resta indietro, lo si deve recuperare. (…) Questo è comunque il tentativo che ci vede destinare centomila alberi, un milione di metri quadrati di terreno, un miliardo di lire all’anno, a cooperative che lavorano con i tossicodipendenti.
Mattutino di un sindaco

Dal rifiuto degli ideologismi alla rinuncia ai principi il passo, già breve, è accelerato dal culto dell’effimero, e magari dall’istintiva, inconscia paura di pagare qualche prezzo di persona.
Mattutino di un sindaco

 Se Gesù ci ha insegnato a valorizzare le pietre scartate dai costruttori, perché attardare la nostra marcia per inseguire l’insostituibilità di guide moriture? Passeggeri come noi non sappiamo – non sanno essi stessi – a quale stazione il capotreno li farà scendere: facciamoci buona compagnia, ma senza lasciarci condizionare.
Apologia del mugugno

C’è in altri termini il pericolo che il passaggio dalla professionalità al professionismo dell’impegno civile – istituzionale e associativo – ponga in essere una frattura fra politici in senso lato e cittadini, e tra lavoratori e sindacati.
Apologia del mugugno

Salomone, preoccupato del suo nuovo ruolo in un popolo così numeroso, non chiede per sé, ma neanche per Israele, ricchezze ed onori: chiede un cuore capace di comprendere, di distinguere tra il bene e il male.
Apologia del mugugno

Dobbiamo cercare sempre, soprattutto, ciò che unisce perché proprio questa ricerca è il nostro carattere specifico, la nostra “cattolicità”. Ma non possiamo non dico vietare o sindacare, ma anche soltanto non apprezzare l’altrui sforzo di conservare il contatto con la propria storia, con il proprio elettorato, attraverso una accentuazione di caratteri propri, peculiari, diversi e magari contrari a quelli nei quali crediamo noi: unità non è, non deve essere uniformità.
Apologia del mugugno

A questo punto non è buffo che un gentiluomo in frac chiami “compagno” un disoccupato in tuta? Che significato hanno parole mitiche, come classe e proletariato, o bussole impazzite come est-ovest, sinistra-destra? Su treni che deragliati dal vecchio binario arrancano sbuffando, i viaggiatori non si rendono conto che la stazione d’arrivo è scomparsa.
Apologia del mugugno

Come la Gerusalemme del tempo si è costruita con i rottami delle città di Samaria, la Gerusalemme celeste si costruisce con i muri che andate abbattendo tra i paesi, tra le città, tra i continenti.
Storia e leggenda del buon ladrone patrono degli avvocati

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